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“Facciamo che nel caso vi raggiungo un po’ più tardi”, disse. “Sei il solito, Ettore. Ti salvi solo perché Andrea l’hai visto l’altro giorno, sappilo. Almeno, visto che rimani a casa, fai qualcosa di produttivo e cercati un lavoro. Oltre a LinkedIn prova pure Monster; mi hanno detto che ogni tanto c’è qualcosa di decente.”

“Ok, magari dopo gli do un’occhiata”

In realtà Ettore non aveva alcuna intenzione di aprire LinkedIn.



Trovatosi da solo, si sedette sul divano in compagnia della sola luce fioca che la lampada di carta, presa a prezzo stracciato da Ikea, gli regalava ogni sera. Riordinati i vinili per genere e sottogenere, tolti i cimeli scaduti dal frigo e tolta la polvere dalle piante grasse, si decise. Ogni pretesto che potesse portarlo lontano dai suoi doveri non poteva più essergli di aiuto. Era solo, lui e lo schermo freddo del computer, faccia a faccia con le sue esperienze di lavoro passate…

Barista, barista, barista, barista. Ecco, era questo ciò che recitava il suo rispettabile curriculum. Esperienze prevalentemente in locali non propriamente di lusso, dove il suo peggior nemico era la patina untuosa sulla superficie dei tavoli che ogni sera si trovava costretto ad affrontare armato di una spugna che probabilmente aveva almeno 4/5 anni e circa 50000 tavolini alle spalle. Non ne poteva più nemmeno lei. Ettore le diceva sempre: "Scusa spugna, anche questa sera ti tocca il lavoro sporco, so che vorresti cambiare vita ma ti prometto che appena me ne andrò di qui ti porterò con me." Aveva una profonda ammirazione per quell'oggetto. Non sapeva bene il perché, ma non si vergognava ad ammetterlo.

Doveva ripassare i tavoli almeno tre o quattro volte da quanto erano unti e sporchi. Non andava mai via quella maledetta patina! Come non andava mai via quella fastidiosa puzza di fritto che impregnava i suoi abiti e che puntualmente portava con se lungo la strada di casa. Ettore odiava quei posti, infatti, tutte le volte, dopo ben 15 giorni di lavoro e 150€ guadagnati andava dal titolare e con aria menefreghista ripeteva sempre la stessa frase: "non incontrerò mai una donna qua dentro, a meno che non reputi donna una con i baffi più lunghi dei miei!".

Sorrise.

Poi si ricordò di quella volta che per quasi un mese fece il consegna pizze. Sfrecciava con la sua amata bici per le strade di Milano come se fosse sempre in ritardo anche le volte che non lo era. Aveva molti pro e contro quel frenetico lavoro. Uno dei contro era la voglia cronica di assaggiare quelle fumanti pizze, rubando anche solo un'oliva, testandone il sapore e la qualità. Uno dei pro era immaginarsi la persona che gli avrebbe aperto la porta dal tipo di pizza che aveva ordinato.

Ormai si reputava un Grandmaster. Tre volte su cinque se ordinavano pizza con cotto si trattava di una ragazza, se chiedevano bufala era un uomo. Aveva anche osservato che nella maggior parte dei casi se chiedevano un calzone avevano un età compresa tra i 15 e i 20 anni, se prendevano salsiccia e patate si trattava di una scapolona, di un scapolone nel caso di un crostone scaglie di grana sopra! Tutto ciò lo affascinava e lo incuriosiva. Pensò che forse avrebbe potuto tornare a studiare e fare l'antropologo, quell'innata dote non era da tutti...

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