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Sono steso sul letto, come sempre. Inerme dinanzi allo scorrere ineluttabile del tempo, incapace di adempiere ai miei doveri ed ingabbiato nell'illusione che qualcuno possa ridarmi il tempo che ho sprecato. Vivo in una gigantesca contraddizione: amo conoscere, lo faccio per passione e per dovere morale, ma contemporaneamente la mia voglia di imparare è sconfitta dall'incapacità di agire. Sono un pigro, vittima di una pigrizia cronica che lega il mio corpo e la mia mente unicamente a questo schermo illuminato, tappa i miei desideri di aprirmi al mondo esterno, alle relazioni sociali e a tutto ciò che dovrebbe annaffiare l'animo di noi tutti. Non sono depresso, gran parte delle volte questo mio stile di vita mi allieta, mi permette di concentrarmi su ciò che mi interessa, alle volte cose futili altre meno, ma mi impedisce di dare valore ad ambizioni e progetti che da tempo immemore sono riposte nel fantomatico cassetto di ogni giovane. Mi piace pensare che la scrittura sia la mia via di fuga da questo mondo ovattato, quell'espediente capace di salvare le mie facoltà cognitive. Perdere (anche) questo dilanierebbe il mio essere nel profondo.
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Sono steso sul letto, come sempre. Inerme dinanzi allo scorrere ineluttabile del tempo, incapace di adempiere ai miei doveri ed ingabbiato nell'illusione che qualcuno possa ridarmi il tempo che ho sprecato. Vivo in una gigantesca contraddizione: amo conoscere, lo faccio per passione e per dovere morale, ma contemporaneamente la mia voglia di imparare è sconfitta dall'incapacità di agire. Sono un pigro, vittima di una pigrizia cronica che lega il mio corpo e la mia mente unicamente a questo schermo illuminato, tappa i miei desideri di aprirmi al mondo esterno, alle relazioni sociali e a tutto ciò che dovrebbe annaffiare l'animo di noi tutti. Non sono depresso, gran parte delle volte questo mio stile di vita è allietante, mi permette di concentrarmi su ciò che mi interessa, alle volte cose futili altre meno, ma mi impedisce di dare valore ad ambizioni e progetti che da tempo immemore sono riposte nel fantomatico cassetto di ogni giovane. Amo pensare che la scrittura sia una via di fuga da questo mondo ovattato, quell'espediente che ho inconsciamente scelto per salvare le mie facoltà cognitive. Perdere (anche) questo dilanierebbe il mio essere nel profondo.

Revisione delle 17:22, gen 4, 2019

Sono steso sul letto, come sempre. Inerme dinanzi allo scorrere ineluttabile del tempo, incapace di adempiere ai miei doveri ed ingabbiato nell'illusione che qualcuno possa ridarmi il tempo che ho sprecato. Vivo in una gigantesca contraddizione: amo conoscere, lo faccio per passione e per dovere morale, ma contemporaneamente la mia voglia di imparare è sconfitta dall'incapacità di agire. Sono un pigro, vittima di una pigrizia cronica che lega il mio corpo e la mia mente unicamente a questo schermo illuminato, tappa i miei desideri di aprirmi al mondo esterno, alle relazioni sociali e a tutto ciò che dovrebbe annaffiare l'animo di noi tutti. Non sono depresso, gran parte delle volte questo mio stile di vita è allietante, mi permette di concentrarmi su ciò che mi interessa, alle volte cose futili altre meno, ma mi impedisce di dare valore ad ambizioni e progetti che da tempo immemore sono riposte nel fantomatico cassetto di ogni giovane. Amo pensare che la scrittura sia una via di fuga da questo mondo ovattato, quell'espediente che ho inconsciamente scelto per salvare le mie facoltà cognitive. Perdere (anche) questo dilanierebbe il mio essere nel profondo.

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