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Quelle che sembravano pose studiate in realtà erano il frutto delle sue lunghissime attese.
 
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Quel giorno era ritornato alla sua inconsueta abitudine del gioco dei musei.
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-Stupido ragazzo vagabondo. Io alla tua età già crescevo figli e tu, guardati, un cialtrone che perde le sue giornate! Mi ricordo di te, non è la prima volta che vieni qui e ti atteggi in modo strano, stai attento che ti tengo d’occhio.
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-Chissà perché un posto dove risiede una magia tale, deve essere compromessa da certe figure mancine e incapaci di apprezzare. A me certe giornate qua dentro scorrerebbero velocissime. Forse è per questo che ci lavora uno come lui, io avrei la sensazione costante di vivere poco a lungo e di consumare troppo velocemente la miccia della mia vita. In più, pensandoci bene, io non pulirei per niente bene, sarei distratto continuamente dalle opere ma soprattutto dagli avventori che contemplano le opere. Forse mi licenzierebbero in pochissimo tempo.  Sono convinto che nei detti popolari risieda grande saggezza, mi torna in mente uno di quelli che diceva “il calzolaio ha le scarpe sfondate”… Forse è vero che per fare una cosa nella vita si debba essere l’antitesi di essa, per riuscire a essere cinici, freddi, neutrali nei confronti di ciò con cui ci si confronta. Allora forse il custode di prima è un ottimo custode, perché non si distrae con le opere, e forse chi scrive libri non si diletta nella lettura, forse il fornaio è celiaco e forse il gelataio non ama affatto i dolci. E io che posto trovo in tutto questo? Io amo tutto, a niente sono indifferente. Ci sarà un posto anche per me? Spero presto che
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arrivi qualche signora sulla cinquantina, ben truccata e profumata, con la piega fresca fresca di salone di bellezza e le unghie lavorate minuziosamente, sarebbe abbinamento perfetto, il connubio che sogno da tempo, col quadro che mi ritrovo di fronte.

Revisione corrente delle 15:14, nov 5, 2017

Era da tempo che non faceva il gioco dei musei.

Trascorreva ore nei musei, in attesa. Quasi nascosto, senza dare nell'occhio, attendeva pazientemente persone “abbinate” ai quadri. Persone che con i loro vestiti, il loro stile, o semplicemente il colore dei capelli e la forma delle barbe gli ricordassero il dipinto che stavano osservando.

Quelle che sembravano pose studiate in realtà erano il frutto delle sue lunghissime attese.

Quel giorno era ritornato alla sua inconsueta abitudine del gioco dei musei.

Essendo passato un po’ di tempo dall’ultima volta, aveva grandi aspettative e sperava di divertirsi molto.

-Scusi?

-Che c’è?

Rispose il vecchio uomo delle pulizie che di quel museo conosceva ogni odore e ogni spettro.

-Come mai oggi non c’è nessuno che si ferma a contemplare i quadri? Io sono abituato a aspettare ma oggi mi sembra proprio che il tempo non passi mai.

-Ehi ragazzo smidollato, ma non lo vedi che sto lustrando il pavimento? Per quanto mi riguarda spero che nessuno varchi la porta di ingresso, anzi spero che tu te ne vada alla svelta così potrò finire il mio lavoro in santa pace.

-Ma tu non le osservi queste opere d’arte?

Sembrava che Ettore non avesse ascoltato una parola di quelle pronunciate dal custode e pareva altresì che il tono del vecchio non lo avesse sconcertato minimamente.

-Stupido ragazzo vagabondo. Io alla tua età già crescevo figli e tu, guardati, un cialtrone che perde le sue giornate! Mi ricordo di te, non è la prima volta che vieni qui e ti atteggi in modo strano, stai attento che ti tengo d’occhio.

Il vecchio custode sparì, seguendo la scia del suo spazzolone che lustrava il pavimento con inaudita energia, quasi a consumare ogni mattonella.

-Chissà perché certa gente lavora in posti come questo.

Rifletteva Ettore

-Chissà perché un posto dove risiede una magia tale, deve essere compromessa da certe figure mancine e incapaci di apprezzare. A me certe giornate qua dentro scorrerebbero velocissime. Forse è per questo che ci lavora uno come lui, io avrei la sensazione costante di vivere poco a lungo e di consumare troppo velocemente la miccia della mia vita. In più, pensandoci bene, io non pulirei per niente bene, sarei distratto continuamente dalle opere ma soprattutto dagli avventori che contemplano le opere. Forse mi licenzierebbero in pochissimo tempo.  Sono convinto che nei detti popolari risieda grande saggezza, mi torna in mente uno di quelli che diceva “il calzolaio ha le scarpe sfondate”… Forse è vero che per fare una cosa nella vita si debba essere l’antitesi di essa, per riuscire a essere cinici, freddi, neutrali nei confronti di ciò con cui ci si confronta. Allora forse il custode di prima è un ottimo custode, perché non si distrae con le opere, e forse chi scrive libri non si diletta nella lettura, forse il fornaio è celiaco e forse il gelataio non ama affatto i dolci. E io che posto trovo in tutto questo? Io amo tutto, a niente sono indifferente. Ci sarà un posto anche per me? Spero presto che arrivi qualche signora sulla cinquantina, ben truccata e profumata, con la piega fresca fresca di salone di bellezza e le unghie lavorate minuziosamente, sarebbe abbinamento perfetto, il connubio che sogno da tempo, col quadro che mi ritrovo di fronte.

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