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Si fermò all'improvviso per guardarla, non era bella, almeno non per lui, ma aveva qualcosa di interessante; forse il modo di vestire. "L'apparenza in fin dei conti spesso non inganna" pensava Ettore questa volta riuscendo a trattenere la voce "voglio dire, ci sarà anche una componente casuale, occhi verdi o occhi blu, naso piccolo o grande, ma quello che scegli lo fai per un motivo; perché ti piaci così. Non credo nessuno si metta delle scarpe o dei pantaloni che ritiene brutti, e credo che sia quello che ci piace a qualificarci, ancora di più delle nostre azioni o parole. E' ciò che ci piace che ci definisce, preferisco parlare o passare del tempo con qualcuno che ama l'arte, il rock'n'roll e le birre amare che con una persona brava gentile e superpallosa. E quello che indossiamo, l'apparenza di noi che diamo è quasi sempre quella che vogliamo avere, l'esternazione di quello che ci piace; dubito che qualcuno con la maglietta dei Led Zeppelin ascolti Gigi D'Alessio, e in quel caso gli andrebbe strappata la maglietta e forse anche la faccia. L'apparenza raramente inganna, e questa ragazza sembra decisamente interessante".

In quei due secondi in cui elucubrava sul nulla, la ragazza ebbe tempo di metabolizzare quel rigurgito di parole vomitatole addosso da uno sconosciuto, si sentì prima intimorita, poi vagamente offesa, poi pensò che non esiste paragonare Fabio Volo a Kundera, ma infine realizzò che quel tipo strambo forse non aveva detto proprio puttanate; soltanto gli mancava l'altro punto di vista.

"Non hai tutti i torti ma anche voi non capite un cazzo, specialmente quelli come te, continuate a inseguire solo storie impossibili per potervene lamentare, non volete essere felici, pensate di non meritarlo e va a capire perché poi, ma la realtà è che siete vuoti, anaffettivi incapaci di legarsi. Noi donne probabilmente facciamo le scelte sbagliate spesso, ma almeno le facciamo, cristo. Voi rimante lì, eterni peter pan a inseguire un'ombra, e quando poi magari riuscite a ricucirvela sotto i piedi ve ne stancate e la trascurate fino a perderla di nuovo. E allora il circo riparte. Probabilmente è proprio questa cosa dell'uomo-donna che non funziona sai?"

Ettore rimase allibito, non sapeva cosa dire, tra i suoi pensieri provò a farsi strada l'orgoglio dell'aver avuto ancora ragione nel giudicare una persona dall'aspetto, bisogna essere bravi per non sbagliarsi, ma c'era troppa confusione nella sua testa per riuscire a mettere in fila due parole di senso compiuto.

"Mi chiamo Stella" fu lei a rompere di nuovo il silenzio "e mi piacerebbe continuare questa conversazione irosa e appassionata davanti a una birra, ti va?"


(CONTINUA TU LA STORIA)

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