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“Castagnematte!”

Confuso dall’urto, l’unica parola che riuscì a pronunciare fu quella che affollava di più la sua mente. Bastava guardarlo per capire che non si era nemmeno accorto di ciò che aveva appena detto.

Stava lì in bilico sulla sua bicicletta, con la borsa bianca ancora penzolante e un’espressione di attesa come a voler sentire cosa avesse da rimproverargli la vittima della sua imprudenza. Si sarebbe aspettato un epiteto poco piacevole, un gestaccio o magari, perché no, un pugno ben assestato.

“Cosa hai detto?”

“Ehm… non credo di esserne sicuro. Mi capita a volte sai di dire cose che poi non so spiegare”

Il viso di lei era una tela vuota di quelle nelle quali potevi scriverci di tutto. Ettore non capiva perché quegli occhi guardassero così in profondità dentro di lui. Forse le era sembrato uno stolto o forse anche lei stava cercando le parole più adatte per chiudere questa storia e potersi congedare.

Stava per prendere coraggio quando la ragazza iniziò il suo discorso…

(CONTINUA TU LA STORIA)

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