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Quel giorno Ettore si ritrovò a partecipare ad una lezione. Si era dimenticato di come fosse viziata l’aria là dentro nonostante la grandezza di quelle aule.

Davanti a lui, in piedi, c’erano due ragazzi che presero la parola.

Grafici, studenti, giovani dallo spigliato self control e dal fare apparentemente multitasking. Si chiese se anche fuori da quella classe fossero  in quel modo o se invece quelle battute se le erano scritte la sera prima. Quei due si rivelarono più interessanti del previsto. Illustrarono il loro progetto. Qualcosa che aveva a che fare con la scrittura ma quel giorno Ettore era distratto.. 

La luce che filtrava dalle finestre si esibiva in un particolare gioco di ombre in movimento, probabilmente erano le decorazioni delle tende, ma l'aria che le spostava faceva assumere alle ombre forme continuamente diverse. Così Ettore vedeva sul suo banco un cane trasformarsi in battello, per poi sprofondare in mare e diventare piovra, colpita da un martello gigante in piena testa e prendere sonno...troppo sonno. Non aveva dormito praticamente niente la notte precedente e adesso si trovava in questa aula, senza nemmeno sapere bene il motivo, a cercare di ascoltare questi due ragazzi esporre il loro progetto, entusiasti, appassionati, sinceri. E ad Ettore gliene fregava meno di un cazzo. Pensava che la passione, l'entusiasmo, lo slancio fossero qualcosa di eccezionale, che invidiava quei due, i loro occhi accesi, la loro voglia di realizzare qualcosa e realizzare sé stessi; ma gli era sempre stato tutto quanto estraneo. I progetti, l'impegno, finanche alla militanza politica erano mondi che non aveva mai vissuto, lui, teorico astratto esistenzialista, perso in mille parole e pensieri, preferiva stare con i piedi saldamente ancorati alle nuvole 

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